10.000 anni di arte preistorica giapponese.
dal 3 Lug al 2 Set 2018
Tokyo National Museum, Tokyo 13-9 Ueno Park, Taito-ku, Tokyo 〒 110-8712
Presso la mostra che si apre a Ueno al Museo Nazionale di Tokyo dal 3 luglio al 2 settembre sono esposte terrecotte del periodo preistorico giapponese detto «Jōmon», il cui nome deriva dalle decorazioni «a cordicella» (jōmon, appunto) presenti su di esse, che si suppone abbia avuto origine circa 13.000 anni fa.
I ritrovamenti raccolti ed esposti, avvenuti in varie regioni del paese anche se con prevalenza al nord, ci potrebbero suggerire uno stile di vita sedentario tuttavia, nonostante i vasi e i segni occasionali dell’agricoltura, durante tutto questo periodo la popolazione viveva principalmente dei frutti della caccia e della raccolta, soprattutto sulla costa, in insediamenti di natura semi permanente.
Il periodo, caratterizzato da mutamenti sociali significativi nel corso del tempo, ci mostra un progressivo aumento della consapevolezza del trascendente nella vita quotidiana, attraverso la creazione di una varietà di oggetti pieni di vigore e di misterioso fascino. La diffusione dello sciamanismo e del ritualismo, insieme alle nuove pratiche di sepoltura, coincide con la comparsa di misteriosi cerchi di pietre nel Nord del Giappone e di enigmatiche statuine (dogū 土偶) raffiguranti figure femminili stilizzate, la cui funzione non è chiara ma che si suppone avessero un significato soprannaturale.
All’insegna del tema «La bellezza Jōmon», questa mostra riunisce eccezionali opere d’arte che coprono l’intero arco del periodo, cercando di mettere in luce le tecniche con cui furono realizzate e lo spirito che in esse è imbevuto.
Per circa diecimila anni, il Giappone fu abitato dalle popolazioni del periodo Jōmon, i cui tratti anatomici sopravvivono ancora oggi negli Ainu ora relegati nell'isola di Hokkaidō. Questo legame ancestrale distingue gli Ainu dai giapponesi delle altre isole principali, discendenti invece dei migranti Yayoi che, giunti nell'arcipelago intorno al 400 a.C., diedero inizio a una nuova era.
Sebbene le origini e i tempi di arrivo dei Jōmon restino avvolti nel mistero, è in loro che risiede l'anima più antica di un Giappone che, all'epoca, era ancora lontano dal definirsi nazione. Fu infatti il successivo periodo Yayoi a incidere in modo determinante sulla nascita dell’identità culturale e sociale del Paese che conosciamo oggi.
La cultura preistorica Jōmon costituisce il ceppo ancestrale da cui si è originata la spiritualità dell'arcipelago, basata su una profonda connessione animista con la natura. Con l'arrivo delle popolazioni Yayoi dal continente, non si verificò un'immediata assimilazione forzata, bensì una lunga fase di convivenza tra i discendenti Jōmon (che si spostarono verso nord diventando gli Ainu) e i nuovi coloni; in questo clima di vicinanza, spesso segnato da tensioni e reciproca diffidenza, le due tradizioni si sono plasmate a vicenda, portando lo Shintoismo a istituzionalizzare le radici arcaiche in chiave statale e la cultura Ainu a preservarne i tratti sciamanici originali.