
Capitolo 1
Un legame storico culturale che perdura nei secoli.
Che cosa sono i giardini in Giappone, a cosa servono
I giardini in Giappone non sono solo un luogo per godersi il paesaggio e la natura, ma anche e soprattutto un luogo di intrattenimento1 e per svolgere rituali2, un luogo in cui esprimere e mostrare la propria cultura, estetica e la propria fede religiosa quando, questi ultimi, sono stati creati per rappresentare la cosmogonia buddista.
Ma hanno anche una funzione più pratica, prosaica: uno schermo dagli sguardi indiscreti, una protezione dalla luce, una barriera anti vento, per l’insonorizzazione, per la prevenzione degli incendi, per il giardinaggio, ecc..
Sono una parte fondamentale della cultura tanto dal punto di vista estetico quanto filosofico, sono in sintesi vere e proprie opere d’arte naturali, sistemi complessi che riflettono la visione giapponese del mondo, la spiritualità e il rapporto dell’uomo con la natura.
Ogni elemento – dalle pietre, ai laghetti, agli alberi, alla sabbia – è posizionato con un’intenzione precisa e simbolica, creando una scena che invita alla riflessione e alla contemplazione.
Due culture a confronto
I giardini si dividono essenzialmente in due grandi famiglie. Da un lato quelli formali, a impianto regolare e geometrico: è la tradizione che dall’antica Grecia e da Roma attraversa la cultura islamica e gran parte dell’Occidente, dove siepi e aiuole si dispongono secondo un ordine simmetrico, e la vegetazione stessa diventa materia di geometria. Dall’altro quelli paesaggistici naturali, che nascono in Inghilterra all’inizio del Settecento: qui la natura entra nel giardino quasi alla stessa scala, tanto da potersi leggere come una fotografia astratta del paesaggio.
Il giardino giapponese parte da questa stessa matrice naturale, ma la supera. Non si limita a riprodurre un paesaggio lo interpreta, inseguendo un senso artistico e utopico che gli è proprio. È in questo scarto che si rivela la sua vera natura di giardino simbolico, che idealizza e incorpora gli aspetti desiderabili della natura per dare forma a un’estetica — e a una visione del mondo — che non esiste altrove.
Eppure, prima ancora che simbolico, il giardino è un’opera d’arte: alla pari della pittura, della scultura o dell’architettura e merita di essere guardato con gli stessi occhi con cui ci si accosta a un dipinto o a una cattedrale — anche quando non si possiedono le chiavi storiche e culturali per decifrarne ogni dettaglio.
Perché è proprio in quel margine di non detto, in ciò che sfugge alla lettura immediata, che l’opera continua a parlarci.
Da dove vengono
Seppur fortemente influenzati dalla cultura e dalle idee provenienti dalla Cina e dalla Corea, i giardini giapponesi si sono sviluppati in modo indipendente, nutrendosi della visione buddista del mondo, del mondo di Horai3 e degli dei, della bellezza della natura condensata in paesaggi in miniatura e persino di scene tratte da storie, leggende e poesie — ma restando, fondamentalmente, l’espressione vivente della sensibilità culturale e artistica di un intero popolo. Ogni giardino è un’opera artistica che si evolve nel tempo, che richiede una dedizione costante e che si adatta alla sensibilità storica, culturale e artistica di coloro i quali lo hanno commissionato e realizzato.
È qui che il giardino rivela la sua natura di opera d’arte: non si offre a una lettura immediata, ma risponde a principi compositivi precisi. I giardini giapponesi sono costruiti su lati scaleni, in pianta come in elevazione, e seguono la teoria compositiva della disposizione dei fiori nell’ikebana: gli elementi vengono posti in una relazione padrone-servo, con l’aggiunta di una differenza o variazione che ne esalti l’individualità — far sembrare più grande un oggetto, più piccolo uno già piccolo — aggiungendo variazioni ed eliminando le carenze. Gli elementi bassi stanno davanti, quelli alti dietro, generando prospettiva e profondità.
Origini e filosofia
I giardini giapponesi affondano le loro radici in antiche tradizioni religiose e culturali, come lo Shintoismo, il Buddhismo Zen, e il Confucianesimo, che influenzano in modo profondo la loro progettazione.
Il concetto di «wabi-sabi», che celebra l’imperfezione e l’effimero, è centrale nella filosofia del giardino giapponese. Questo approccio apprezza la bellezza nella semplicità e nella transitorietà della natura, e si riflette in giardini caratterizzati da asimmetria e dall’uso di materiali naturali che invecchiano e mutano nel tempo.
Un altro concetto fondamentale è quello di «mono no aware», che riguarda la consapevolezza della transitorietà della vita. I giardini giapponesi, in questo senso, sono una manifestazione tangibile di come l’uomo possa trovare pace e bellezza nell’accettazione del cambiamento naturale, come nel caso delle foglie che cadono o dei fiori che sbocciano e appassiscono.
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la cerimonia del tè è uno dei tanti esempi possibili ⤴
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come esempio,
la cerimonia del moon viewing che ancora si tiene annualmente al Daikakuji a settembre, in concomitanza con la luna piena di metà autunno al Chushu no Meigetsu ⤴ -
Hōrai (蓬莱): nella mitologia e nel folklore giapponese (di derivazione cinese), è il monte o l’isola leggendaria in mezzo al mare, dimora degli immortali. È descritto come un utopico giardino di eterna giovinezza, in cui la primavera non sfiorisce mai e il tempo è sospeso. ⤴