«Ungyō» presso il tempio Hinata Yakushi - © roTokyo
«Ungyō» presso il tempio Hinata Yakushi - © roTokyo

☸️  I Niō 仁王

I guardiani «Niō» sono i guerrieri protettori posti all’ingresso dei templi buddisti, con i loro corpi muscolosi, a torso nudo, i visi feroci, brandiscono le armi in un vortice …

Sono affascinato dalle statue dei due guardiani «Niō1»!

Dall’aspetto feroce sorvegliano i cancelli2 di ogni tempio. Sempre in coppia le statue sono posizionate su entrambi i lati del grande cancello d’ingresso. Gli stili scultorei che si incontrano sono molti ma la rappresentazione di questi figure è sempre simile.

Il corpo a torso nudo increspato da muscoli sporgenti in petti enormi, le braccia, che comunicano potere, brandiscono armi. Gli occhi gonfi, le sopracciglia corrugate, le narici che si allargano, le mascelle estese, i visi contorti danno vita ai loro volti. Il drappeggio turbina intorno a loro come un drago che inghiotte la sua preda e i capelli legati, che volano nel vento, aggiungono imponenza alla loro altezza.

Espressioni facciali feroci, violente e minacciose.

Che contrasto con l’idea che si ha della religione buddista tutta incentrata sulla pace e il rispetto della vita in qualunque forma.
Ma loro non lottano contro gli uomini, ma contro l’ignoranza e il male.

Origini

Il buddismo, introdotto in Giappone intorno alla metà del primo millennio divenne gradualmente una parte importante della cultura giapponese durante l’epoca «Nara»3 e i guardiani Niō furono introdotti nel paese intorno al VII-VIII secolo.

Il loro nome deriva da un particolare suono cosmico. Osservati da vicino, uno di loro ha la bocca aperta mentre l’altro ha la bocca chiusa. La figura a bocca aperta, comunemente collocata a destra del cancello d’ingresso al tempio è conosciuta come «Agyō», e sta pronunciando il suono «ah», che significa nascita. Il suo alter ego, a bocca chiusa, generalmente si trova sulla sinistra del cancello d’ingresso e viene chiamato «Ungyō», e sta pronunciando il suono «un» che significa morte. L’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, La bocca chiusa del dio «Ungyō» dovrebbe impedire al male di entrare nel tempio mentre la bocca aperta del dio «Agyō» accoglie gli spiriti buoni all’interno del recinto sacro.

Le statue più antiche risalgono al 711 d.C. e possiamo ammirarle ancora oggi nel tempio di Horyuji a Nara ma sicuramente la coppia più famosa si trova al cancello d’ingresso del tempio Todaiji sempre a Nara. Queste statue, alte circa 8 metri, furono realizzate nel 1203 d.C. da «Unkei» e «Kaikei», insuperati scultori giapponesi.

Nei santuari shintoisti i due guardiani «Niō» sono sostituiti con i «Komainu» o con due «Kitsune» o con il leoni «Shisa». E anche questi guardiani sono raffigurati uno con la bocca aperta e l’altro con la bocca chiusa.

«Niō» - © roTokyo
«Niō» - © roTokyo

Miti e leggende

In alcuni resoconti storici giapponesi è riportato che i Niō hanno seguito e protetto il Buddha nei suoi viaggi per tutta l’India.

Secondo un’altro mito, una volta c’era un re che aveva due mogli. Una moglie partorí mille bambini i quali decisero di diventare monaci e seguire la legge del Buddha. La seconda moglie partorí solo due figli. Il più giovane decise di aiutare i suoi fratelli monaci nella loro adorazione, il più anziano, e dalla personalità più aggressiva, promise di proteggere il Buddha e i suoi adoratori combattendo contro il male e l’ignoranza.

I Niō sono anche indicati con altri nomi come Misshaku Kongō, Naeren Kongō, Kongō Rikishi.
Misshaku Kongō, rappresenta il potere in azione, mostra i denti e alza il pugno in azione, mentre Naeren Kongō, rappresenta la forza potenziale, tiene la bocca ben chiusa e aspetta con entrambe le braccia tese ma abbassate.

«Agyō» - © roTokyo
«Agyō» - © roTokyo

Significato simbolico

I due guardiani non rappresentano soltanto la forza fisica, ma la potenza interiore della mente illuminata che respinge l’illusione. Il loro aspetto terribile non è rivolto agli esseri viventi, bensì alle passioni e agli inganni della mente: sono la manifestazione visibile dell’energia che protegge il Dharma, la Legge del Buddha.

Nel pensiero buddhista, le due figure — «Agyō» e «Ungyō» — simboleggiano anche le polarità complementari dell’esistenza: nascita e morte, azione e quiete, suono e silenzio. Fra le loro bocche, tra il “Ah” e l’“Un”, si dispiega l’intero respiro dell’universo, il ciclo della creazione e della dissoluzione.

In alcune interpretazioni zen, si dice che i Niō rappresentino le due fasi del cammino spirituale:
Agyō, la forza impetuosa che rompe l’inerzia dell’ignoranza;
Ungyō, la stabilità silenziosa della saggezza realizzata.

Per questo motivo si trovano all’ingresso del tempio: chi passa fra loro, simbolicamente, lascia alle spalle il mondo dell’illusione e varca la soglia della consapevolezza.

  1. letteralmente da giapponese «guardiani benevolenti» 

  2. Niō-mon [仁王門] 

  3. il nome dell’era [710-790 d.C.] e il nome della città capitale, Nara, coincidono nella storiografia giapponese 

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