L'anno del cavallo di fuoco!
Leggende della modernità
Ogni 60 anni ricorre l’anno del Cavallo di Fuoco (Hinoeuma, 1966-2026)
i 34 templi di Chichibu
Quasi quarant’anni fa ho sposato una hinoeuma onna, una donna nata nell’Anno del Cavallo di Fuoco.
Lo scoprii soltanto dopo il matrimonio.
I miei suoceri, con la discrezione di chi rivela un segreto di famiglia quando ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, mi raccontarono infatti della leggenda che avrebbe dovuto mettermi in guardia.
Non lo sapevo ancora, ma avevo appena sposato una delle protagoniste di una delle superstizioni più tenaci e, per certi versi, più sorprendenti del Giappone moderno.
Il Cavallo di Fuoco
Il calendario tradizionale giapponese combina i dodici animali dello zodiaco con i cinque elementi — legno, fuoco, terra, metallo e acqua — formando un ciclo di sessant’anni.
Il hinoeuma — letteralmente «Cavallo di Fuoco» — ricorre quindi una volta ogni sessant’anni.
La sua fama, però, non ha nulla di particolarmente benevolo.
La superstizione vuole infatti che le donne nate sotto questo segno siano dotate di un carattere così forte e irascibile da risultare pericolose per gli uomini che avessero la sventura di sposarle. La versione che mi raccontò mio suocero era decisamente più colorita: una hinoeuma onna sarebbe stata addirittura capace di «divorare vivo» il proprio marito.
Era una credenza popolare, priva naturalmente di qualsiasi fondamento razionale, che nel corso del periodo Edo si diffuse attraverso la letteratura popolare e il teatro dei burattini, contribuendo a costruire attorno alle donne nate in quell’anno una reputazione tutt’altro che desiderabile.
E una cattiva reputazione, soprattutto quando riguarda una futura moglie, può avere conseguenze molto concrete.
Alle donne nate nell’Anno del Cavallo di Fuoco venivano attribuite minori possibilità di matrimonio e, quando l’anno tornava a presentarsi, molte famiglie cercavano di evitare che nascesse una figlia proprio in quell’anno. Ci furono gravidanze rimandate, nascite registrate con una data diversa e, nei casi più drammatici, persino episodi di infanticidio.
Il ciclo zodiacale, naturalmente, non è un’invenzione giapponese: affonda le proprie radici nell’antica tradizione cinese. La particolare superstizione associata in Giappone alle donne hinoeuma, però, appartiene alla storia culturale giapponese.
E se tutto questo può sembrare incredibile oggi, basta guardare una piramide demografica.
La piramide demografica del Giappone presenta un’anomalia davvero singolare: all’altezza delle nascite del 1966 compare una netta rientranza su entrambi i lati del grafico.
In quell’anno nacquero circa 1.361.000 bambini: quasi mezzo milione in meno rispetto all’anno precedente e a quello successivo.
Dietro quella vistosa anomalia demografica c’è anche la paura che una figlia nata nel 1966 potesse portare con sé la fama poco rassicurante delle donne hinoeuma.
Ma perché proprio il 1966?
È una domanda interessante.
Il Cavallo di Fuoco era già tornato nel 1846 e nel 1906, ma nessuno di quei due anni produsse una contrazione delle nascite paragonabile a quella del 1966.
Il Giappone del dopoguerra era però ormai profondamente diverso dal paese dello shogunato e persino da quello dell’inizio del Novecento. Eppure una vecchia superstizione, apparentemente relegata al passato, fu ancora abbastanza forte da lasciare una traccia evidente nelle statistiche nazionali.
Le ragioni sociali e demografiche di quel fenomeno sono state ampiamente studiate e meriterebbero un discorso a parte. Qui mi interessa soprattutto un’altra cosa.
Perché il 2026, sessant’anni dopo, offre l’occasione di guardare a quella storia da una prospettiva completamente diversa.
Sessant’anni dopo
Il Cavallo di Fuoco è tornato.
La superstizione, invece, non è tornata con lui.
Il Giappone continua naturalmente a conservare il proprio calendario tradizionale, i dodici animali dello zodiaco e tutte le usanze, le credenze e le piccole curiosità che li accompagnano. Ma una credenza capace, nel 1966, di influenzare concretamente le decisioni di migliaia di famiglie appartiene ormai a un mondo molto diverso.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti della vicenda.
Le tradizioni possono sopravvivere anche quando scompare il significato che un tempo le rendeva vincolanti. Il Cavallo di Fuoco continua a esistere sul calendario, ma essere una donna hinoeuma non è più una condanna matrimoniale.
Lo posso dire con una certa cognizione di causa.
Mia moglie è nata nel precedente Anno del Cavallo di Fuoco.
E quest’anno, invece di preoccuparsi della possibilità di «divorare» il marito, ha deciso di approfittare dell’occasione per fare un viaggio che desiderava da tempo.
Chichibu e le statue nascoste
C’è infatti un’altra tradizione che rende particolarmente interessante l’Anno del Cavallo.
A Chichibu, a nord-ovest di Tokyo, si trova uno dei grandi pellegrinaggi giapponesi dedicati a Kannon: trentiquattro templi che, insieme ai trentatré templi del pellegrinaggio di Saigoku e ai trentatré del Bandō, completano il grande circuito delle cento Kannon.
Il pellegrinaggio di Chichibu ha però una caratteristica che lo rende particolarmente affascinante.
Le principali immagini sacre di Kannon, normalmente nascoste alla vista dei fedeli, vengono rese accessibili proprio in occasione dell’Anno del Cavallo. Per un periodo limitato, le porte che normalmente proteggono queste statue vengono aperte e i pellegrini possono finalmente vederle.
È un’occasione che si presenta soltanto una volta ogni dodici anni.
E così, nel 2026, molti pellegrini si metteranno nuovamente in cammino verso i trentaquattro templi di Chichibu.
Fra loro ci sarà anche mia moglie.
Non perché sia una hinoeuma onna. O, almeno, non soltanto per questo.
La ragione è molto più semplice: questa è un’occasione che non si ripresenterà facilmente. Fra dodici anni ci sarà un altro Anno del Cavallo, ma lei avrà settantadue anni e non sa se avrà ancora la voglia, l’energia o semplicemente la possibilità di affrontare un pellegrinaggio del genere.
Perciò quest’anno vuole andarci. E io, naturalmente, andrò con lei.
Del resto, dopo quasi quarant’anni di matrimonio, portare mia moglie dove desidera andare mi sembra un ottimo modo per celebrare l’Anno del Cavallo di Fuoco.
E magari anche per dimostrare, una volta per tutte, che quella vecchia leggenda aveva torto.
Io, quella leggenda, l’ho scoperta a matrimonio già celebrato. E con il senno di quasi quarant’anni, posso dirlo senza esitazioni:
non potevo fare scelta migliore.