Un tour nella notte per vedere le luci della città
Il porto di Yokohama nacque non da una scelta, ma da una costrizione. Nel 1854, le «navi nere» del commodoro Perry costrinsero lo shogunato Tokugawa ad aprire i propri porti al mondo, ponendo fine a oltre due secoli di isolamento. Cinque anni dopo, nel 1859, sulle rive ancora tranquille della baia di Edo, un piccolo villaggio di pescatori fu trasformato in porto internazionale: da quell’apertura forzata sarebbe sorta Yokohama, città di frontiera e specchio del Giappone moderno che stava nascendo.
Un aggiornamento: Il 2019 segna un anno speciale per la città in quanto è stata scelta come una delle principali città ospitanti la prestigiosa Coppa del mondo di rugby1 e l’International Stadium Yokohama2 in particolare sarà il sito per le finali.
Ma, rugby a parte, perchè venire a Yokohama?
La città è famosa per i ristoranti cinesi nel quartiere di Chinatown, per la passeggiata sul lungomare del parco Yamashita, per le montagne russe sul mare e per il susseguirsi di grandi complessi commerciali, bar e ristoranti che attirano da Tokyo giovani coppie in cerca di svago.
Ma io vorrei consigliarvi di soggiornare almeno una notte e se possibile scegliete un albergo con stanze vista mare. Nel pomeriggio vale la pena salire sulle montagne russe, sulla ruota panoramica ed anche visitare i magazzini di mattoni rossi3. Il magazzino n° 1 viene utilizzato per una vasta gamma di eventi, tra cui mostre, sfilate di moda, concerti e persino incontri di boxe della Muay Thai. Per mangiare e bere c’è l’imbarazzo della scelta ma non vi consiglio i ristoranti cinesi di Chinatown, ne ho provati diversi, alcuni fra i più rinomati e costosi, ma non li ho trovati di mio gradimento; provate invece la birra artigianale in uno dei tanti locali, credo ne valga la pena.
La sera salite sul battello che costeggia il porto e l’area industriale4 lo spettacolo vale ogni yen.
Al mattino si può andare all’isola di Hakkejima5 per visitare il suo «Aqua Resort» per chiudere un fine settimana fuori dalle solite abitudini.
Sankei-en: Un Viaggio nel Tempo nel Cuore di Yokohama**
Nel cuore pulsante di questa moderna città si nasconde un’oasi di pace dove il tempo sembra essersi fermato. Il Sankei-en (三溪園), un giardino di mozzafiato bellezza che si estende per 53.000 tsubo6 (circa 175.000 m²). Un vero e proprio museo a cielo aperto che incanta il visitatore con i suoi stagni silenziosi, antichi padiglioni, ponti pittoreschi e dolci colline.
La Storia di un Sogno
La creazione di questo capolavoro si deve a Hara Tomitarō, un ricco uomo d’affari e appassionato collezionista noto con il nome di Hara Sankei. Nel 1906, diede vita al suo sogno, iniziando con la zona esterna e una pagoda a tre livelli, che aprì subito al pubblico. Nonostante i gravi danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, il giardino è rinato: un meticoloso restauro si è concluso nel 1958, e nel 2007 il giardino ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di «Meishō» (名勝), gioiello paesaggistico nazionale.
Tesori Architettonici tra i Fiori
Passeggiando per i sentieri, si scoprono autentici tesori architettonici salvati dall’oblio. Tra questi spicca il Rinshunkaku (臨春閣), una splendida villa costruita nel 1649 per il clan Tokugawa. Trasferita qui nel 1917 e affacciata sullo stagno, offre una vista armoniosa sull’acqua e sui giardini, catturando l’eleganza raffinata del paesaggio aristocratico dell’epoca Edo.
Poco lontano, il Chōshū-kaku (聴秋閣) si erge come una casa-torre su due piani. Originariamente costruita nel 1623 per lo shogun Tokugawa Iemitsu, questa struttura si specchia in laghetti tranquilli, regalando scorci che cambiano magia con il passare delle stagioni: dalle ombre fresche dell’estate ai vibranti riflessi dorati dell’autunno.
L’Esperienza della Quiete
L’atmosfera al Sankei-en invita alla contemplazione. Dal padiglione Teisha, ispirato alla tradizione del «moon-viewing» del tempio Kōdai-ji di Kyōto, si gode di una vista privilegiata sul Rinshunkaku. E per un momento di pura pace, non c’è niente di meglio di una sosta in una delle tea house per assaporare una tazza di matcha, immersi in un silenzio che sa quasi di sacro.