Ogni consuetudine formulata ed espressa attraverso la lunga storia giapponese ha un significato.
Siete invitati a godervi la visita ai santuari seguendo la corretta etichetta.
Originariamente la visita ai santuari veniva fatta solo per pregare gli dei in segno di apprezzamento per la qualità della vita quotidiana ricevuta e per chiedere di essere protetti in futuro.
⚠️ Ogni consuetudine formulata ed espressa attraverso la lunga storia giapponese ha un significato. Siete invitati a godervi la visita ai santuari seguendo la corretta etichetta
Tutta l’area del santuario è sacra ed i confini possono comprendere anche un’intera montagna o … l’oceano intero. All’interno di quest’area ci si dovrebbe comportare come ci comportiamo andando in chiesa:
- ci scopriamo il capo
- non andiamo discinti,
- non mangiamo, beviamo o fumiamo se non nelle apposite aree se presenti,
- non parliamo o ridiamo ad alta voce ecc…
insomma, sappiamo cosa si può o non può fare anche se siamo all’aperto e passeggiamo in mezzo al bosco.
Il primo cancello o torī che incontriamo delimita il mondo dell’uomo da quello dello spirito, del sacro ricordiamoci pertanto di non attraversarlo mai dal centro e di fare un inchino prima di attraversarlo
Una volta entrati, prima di procedere purifichiamoci al bacile d’acqua che incontriamo nel seguente modo
in alcuni santuari, da qualche tempo, a causa del malcostume dei turisti, questa consuetudine è stata cambiata.
In questo caso seguite le istruzioni che si trovano in loco.
Rechiamoci al padiglione dove abita lo spirito e se davanti all’offertorio saisen-bako è presente una fune collegata ad una campana posta in alto scuotete la corda con un unico scossone e fate suonare la campana così da annunciare la vostra preghiera poi facciamo un’offerta
Lanciamo una moneta in Yen all’interno dell’offertorio, in modo gentile e senza fare lanci strani o inopportuni. Va bene un qualunque taglio di yen, ma considerate che quella da 5 yen è considerata più fortunata delle altre, perché la sua pronuncia ricordala parola «go-en», per l’appunto la parola giapponese per fortuna; al contrario quella da 10 yen sarebbe da evitare, in quanto ricorda la parola «tō-en», ovvero fortuna lontana.
e … rendiamo omaggio allo spirito di casa:
Ringraziamo per la protezione fin’ora ricevuta e chiediamo di essere protetti in futuro.
Ora possiamo iniziare la visita al santuario, i suoi padiglioni, passeggiare per il bosco, acquistare gli omamori1, esprimere un desiderio o chiedere una grazia scrivendo su un’ema2, comprare un omikuji3 per leggervi il nostro prossimo futuro.
Questa è la modalità più informale di preghiera scintoista, che potete tenere in piena autonomia in un qualunque santuario.
Esiste anche un’altra forma di preghiera, chiamata Tamagushi, molto più formale e usata solitamente come ringraziamento durante i matrimoni, i funerali, il miyamairi (una specie di battesimo shintoista) e le cerimonie più importanti:
- Il sacerdote del santuario vi fornirà il tamagushi, ovvero un ramo dell’albero di sakaki alla cui base viene avvolto un foglio di carta o di seta o di canapa.
- Recatevi davanti all’altare del santuario ed inginocchiatevi.
- Fate la vostra preghiera al kami stringendo e tenendo in mano il tamagushi.
- Dopo aver finito di pregare, appoggiate il tamagushi sul tavolino di fronte all’altare, ruotandolo in modo che il gambo del ramo sia rivolto verso l’altare e le foglie verso di voi. E senza alzarvi:
Fate due inchini profondi.
Battete due volte le mani.
Fate un ultimo inchino!
💡 Per chi desidera qualche nozione (superficiale) sullo shintoismo e la sua relazione con la popolazione giapponese (dal mio punto di vista)
-
Gli omamori sono piccoli amuleti o talismani, reperibili all’interno dei santuari formati da un rivestimento di stoffa colorato e decorato al cui interno è inserito un foglio di carta o un pezzetto di legno su cui è riportata una preghiera.
Vi sono omamori dedicati all’amore, alla fortuna, alla salute, alla finanza, allo studio e via dicendo.
Non vanno mai aperti, altrimenti perderebbero istantaneamente la loro protezione. ⤴ -
Gli ema sono delle tavolette di legno su cui i fedeli scrivono le proprie preghiere ed i propri desideri rivolte ai kami.
Queste, dopo essere state acquistate direttamente nel santuario, vengono riposte in appositi raccoglitori pubblici, solitamente adiacenti alla sala delle offerte, in attesa che gli spiriti li facciano avverare. ⤴ -
Gli omikuji sono foglietti di carta su cui è scritta una frase della fortuna. Sono riposti all’interno di una scatoletta, solitamente fatta di bambù, e vengono dispensati uno per volta scuotendolo la scatola stessa.
I messaggi sono classificati in daikichi (grande buona fortuna), kichi (buona fortuna), shokichi (piccola buona fortuna), shokyo (piccola sfortuna), kyo (sfortuna), daikyo (grande sfortuna).
Una volta letti possono essere annodati al ramo di un albero, o su appositi raccoglitori, sempre all’interno del santuario per fare in modo che la fortuna si avveri o la sfortuna venga scacciata. ⤴