
Through my own eyes!
una passeggiata dal Myōshin-ji al Daitoku-ji, ovvero zen, oro e il tè dei ribelli
Immagina …
… nel silenzio ovattato del Myōshin-ji, dove lunghi corridoi di legno scricchiolano sotto i piedi come se volessero sussurrarti segreti.
Questo non è un tempio qualunque: è una città nella città, con decine di sottotempli nascosti dietro muri di argilla.
Qui l’imperatore Hanazono scelse di abbandonare il trono per una vita da monaco e camminando tra i suoi giardini muschiosi, capisci perché.
Cerca l’Hōjō, la residenza del sacerdote capo: il suo giardino è un’opera d’arte vivente, dove ogni pietra è stata posata per guidare lo sguardo (e la mente) verso l’essenziale.
Lasciati alle spalle il complesso e dirigiti verso Ryōan-ji. Quello che troverai è un rettangolo di ghiaia e 15 pietre misteriose—niente fiori, niente acqua, solo spazio vuoto.
Ma è proprio questo il punto: il giardino è un kōan (公案 è un’affermazione o domanda paradossale) visivo, un enigma senza risposta. I monaci dicono che rappresenti una tigre che attraversa un fiume con i suoi cuccioli, ma forse è solo un modo per ricordarci che la verità sta negli occhi di chi guarda.
Siediti sulla veranda: anche se per un attimo, il mondo sembrerà fermarsi.
Ed ecco che, quasi per contrasto, sbuca il Kinkaku-ji, il Padiglione d’Oro che brilla come se catturasse il sole stesso.
Yoshimitsu, lo shōgun che lo volle, era un uomo di potere che amava fingere di essere un monaco — organizzava feste sontuose tra queste mura, poi si ritirava in preghiera.
Quel riflesso sullo stagno? È l’immagine di un’ambizione che sopravvive ai secoli, nonostante il fuoco (e la follia umana, come quella del monaco che lo bruciò negli anni ’50).
Infine, Daitoku-ji, il tempio dei ribelli.
Qui i monaci non erano solo uomini di preghiera: alcuni impugnavano le spade, altri, come Sen no Rikyū, rivoluzionarono la cultura del tè con tazze rozze e ambienti spogli.
Cerca il Daisen-in: il suo giardino di pietre è un viaggio metaforico dalla nascita alla morte, con sassi che simboleggiano cascate, isole e persino draghi.
E se trovi l’Ōbai-in, con il suo spettacolare giardino autunnale , avrai la sensazione di aver scoperto una Kyoto che pochi turisti vedono.
Il filo rosso che lega questo cammino?
Tutti questi luoghi parlano di controllo e abbandono:
- I giardini di Myōshin-ji e Ryōan-ji sono zen calcolatissimo, dove ogni dettaglio ha un peso.
- Kinkaku-ji è l’esuberanza dorata di chi vuole impressionare.
- Daitoku-ji, invece, è dove le regole si spezzano — monaci guerrieri e maestri del tè che sfidano l’imperatore…
Un consiglio?
A fine giornata, fermati in una chashitsu (stanza del tè) vicino al Daitoku-ji: dopo aver visto così tanta composta bellezza, un sorso di matcha amaro sarà la conclusione perfetta per riassaporare il vero senso della vita.